Punizione piacevole

Punire ed essere puniti è una tematica che tutti conoscono, dall’andare a letto senza televisione nell’infanzia fino alle multe dell’autovelox o a conseguenze disciplinari per errori combinati da adulti. Anche nella vita di coppia esistono diverse forme di punizioni che uomini e donne si infliggono reciprocamente tutti i giorni, senza mai dichiararle come tali:

  • Arrivare in ritardo agli appuntamenti
  • Minacciare di lasciarlo
  • Negarli sostegno emozionale quando ne ha bisogno
  • Raccontargli per filo e per segno tutta la giornata quando è già stanco
  • Fargli una scenata
  • Negargli il sesso
  • Evitare il contatto, non abbracciarlo, ignorarlo, uscire senza dire nulla
  • Indovinare il suo punto debole e farlo sentire in colpa
  • Sabotare le sue iniziative e i suoi progetti
  • Ridicolizzare i suoi desideri
  • Prendere le proprie difficoltà sessuali come scusa
  • Indulgere nei propri problemi come lo stress o la depressione

punizione luiTutte queste azioni, talvolta subdole e manipolative, molto spesso hanno un obiettivo ben preciso: punire il partner per qualche ferita effettiva o immaginata che abbiamo subito. Avvengono però in modo indiretto, mascherato da buone ragioni e mille scuse come:
“non me la sento di.......” o
“scusami, ma ora ho fretta......” o
“non sapevo che ci tenevi tanto a ....” oppure
“mi sento così male, che......” o
“questo è il tuo problema e non il mio!”
In questo modo nell’arco di una giornata di una coppia “normale” si accumulano più sadismi che in una intera sessione sadomaso. Specialmente nella vita intima con le punizioni subdole, che fanno soffrire il cuore e il sesso, giochiamo un one for one, oppure un payback del tipo: “siccome tu ieri mi hai......, io oggi ti......” sapendo che “domani lui mi farà......” ma sapendo pure che “allora io dopodomani........” insomma un gioco israeliano-palestinese su piccola scala. 
Allora perché non giocarlo consapevolmente, dichiarando apertamente “Caro, accanto a te, con tutto l’amore che provo, sto anche soffrendo. Perciò ti voglio punire! E mi piace pure”. Ahhh! Con una tale frase chiara si sente come cambia l’aria. Quando ammettiamo le cose come stanno veramente, senza giustificazioni e buone scuse, improvvisamente nella nostra testa qualcosa si apre, fa spazio a un nuovo modo di relazionarci.


MOGLIE SOTTO PROCESSO

Dramma in quattro atti

Attori: marito, moglie, due amici e un testimone.
Luogo: un appartamento di uno dei due amici arredato in modo provvisorio come tribunale.
Arredo: quattro sedie, un tavolo, un martello giudiziario, una panchina, due ganci nel muro, corde, catene, alcune fruste, preservativi, vibratori, alcuni falli di varie dimensioni.

PRELUDIO
Il marito telefona a due suoi amici dei quali si può fidare e che la moglie non conosce. Al telefono prepara con loro la sceneggiatura, li informa sulla trama da seguire e assegna loro i ruoli.

PRIMO ATTO
Marito e moglie scendono dalla loro macchina parcheggiata davanti all’appartamento di uno dei due signori, suonano il campanello, salgono le scale e prima di bussare alla porta, il marito benda gli occhi della donna e le lega le mani dietro la schiena con le manette. Poi suona. I due uomini, che la donna non ha mai visto e che li aspettano, aprono la porta.
Marito: Buongiorno signori ho portato mia moglie per iniziare il processo
I due uomini senza dire una parola accompagnano la coppia in una stanza e gli indicano dove sedersi. Il marito si siede dietro il tavolo del giudice. La donna, siccome non vede, viene condotta alla sedia dell’imputata e uno degli uomini si siede accanto come suo difensore e le toglie la benda, l’altro prende posto sulla sedia dell’accusa.
punizione leiIl giudice inizia a leggere il protocollo: Signora oggi lei è qui come imputata per la negligenza nei confronti dei suoi doveri familiari in base all’art. 3 del codice coniugale, inoltre è accusata di tradimento del marito in base all’art 17 comma 5bis.
Con un gesto segnala all’accusa che può proseguire
Accusatore: Viene riportato che lei la domenica 4 maggio dopo aver dimenticato di fare la spesa il giorno prima, ha cucinato l’ultimo riso rimasto e per negligenza l’ha fatto bruciare e siccome non c’era altro da mangiare tutta la famiglia è stata costretta a mangiare il risotto bruciato.
Secondo punto: il giorno 14 maggio senza avvertire il marito ha preso la sua macchina ed è andata a trovare una sua amica per chiacchierare, il marito in mancanza della sua automobile ha perso un appuntamento importante che gli ha causato un danno di 3.000 euro.
Terzo punto: trascuramento generale del marito, perché troppo impegnata nel suo lavoro, quando torna a casa la sera, gli prepara la cena poi, con la scusa di essere sempre stanca e affaticata dalla sua giornata lavorativa se ne va a letto senza neppure soddisfarlo sessualmente. La mattina si sveglia, prepara la colazione ed esce di nuovo, così per tutta la settimana il povero marito è costretto a soddisfare le sue fantasie da solo, non so se mi spiego. Neppure il sabato e la domenica gli si concede perché dice di dover accudire i bambini.
Quarto punto: il giorno 24 maggio lei ha tradito suo marito con un giovane in un albergo nei pressi di Reggio Emilia, dichiarando di essere ad un corso di formazione professionale.
Pertanto, chiedo di condannarla al massimo della pena per la ripetizione di gravi errori in ambito familiare e per la mancanza di rispetto nei confronti dei doveri coniugali nell’arco di un mese, immaginandomi quanto altro ha combinato nei rimanenti 11 mesi!
Guarda la donna con un piacevole e malizioso sorriso che fa intuire cosa pensa realmente.
Il giudice si rivolge all’imputata: Signora cosa risponde alle accuse?
La donna che fin ora non aveva aperto bocca: Ammetto i primi tre punti in quanto non mi sono comportata come una moglie dovrebbe, ma nego l’ultimo: io non ho mai tradito mio marito
L’accusatore: Signor giudice chiedo 10 frustate con la frusta nera per il primo punto, 30 frustate a culo nudo, perché il marito è stato gravemente danneggiato, per il secondo punto. Per il terzo chiedo che faccia tre pompini al marito di cui il primo qua in aula per dimostrare che abbia effettivamente l’abilità di assolvere i doveri coniugali. Per l’ultimo punto chiedo un indagine più approfondita e l’apparizione di eventuali testimoni per rivelare la verità.
Il giudice fa un segnale al difensore che inizia
Difensore: Signor giudice siccome la mia cliente ha ammesso di essere colpevole rispetto ai primi tre punti chiedo un’attenuante ricordando che gli errori commessi nei primi punti dall’accusa non sono dovuti a cattiva volontà ma a negligenza e distrazione, rispetto al terzo punto chiedo un’attenuante perché la signora è una brava professionista stimata da tutti e si trova in un periodo di grandi cambiamenti nell’ambito del suo lavoro. La continua innovazione nel suo settore comporta ore straordinarie che purtroppo le portano via più tempo del previsto. Quindi chiedo di usare la frusta rossa che è più morbida di quella nera, di proseguire la punizione delle 30 frustate a culo coperto e di sostituire le prime 10 frustate con sculacciate a mano.
Il giudice si ritira in un’altra stanza per leggere le sentenze interpretative del codice coniugale e decidere quali punizioni far fare alla donna. Dopo 2 minuti ritorna e battendo con il martello pronuncia la sentenza: La corte, tenendo conto che l’imputata ha ammesso parte delle accuse e le richieste da parte del difensore dell’attenuazione della pena ha deciso che la signora verrà punita per il primo punto con 10 sculacciate, per il secondo con 30 frustate con la frusta rossa ma a culo nudo, per quanto concerne il terzo punto dovrà fare al marito un pompino qui in aula. Queste punizioni saranno da eseguire prima di passare al quarto punto: il tradimento.
Si porti la signora sulla panchina della punizione.
Siccome non sono previsti carcerieri e poliziotti, il difensore prende la signora e la conduce alla panchina della penitenza e le toglie le manette. L’accusatore procede con l’esecuzione della pena per il primo punto.
L’accusatore si siede e pone la donna sopra le sue ginocchia, le alza la gonna e inizia a sculacciarla per 10 volte con le mutandine, la signora fa due volte “ahh” ma si capisce che non le ha fatto molto male, anzi erano gemiti di piacere.
Giudice: Procedete ora con la seconda punizione: datele 30 frustate con la frusta rossa, anzi provvederò personalmente a questa punizione.
Il giudice si siede sulla panchina tira l’accusata sopra i suoi ginocchi, le rialza la gonna e molto lentamente millimetro per millimetro le abbassa le mutandine. Gli altri due uomini guardano attentamente seguendo ogni suo movimento.
Il difensore porta la frusta rossa
Difensore a giudice:
Lo faccia con cura signor giudice. Vedo che la signora ha una pelle molto morbida e delicata. 
E con questo accarezza le chiappe della signora per far capire il grado di morbidezza della pelle, il difensore sembra molto eccitato toccando il culo alla signora. Il giudice alza la mano e tam, tam tam per 30 volte, già alla prima dozzina il culo della signora cambia colore da rosa chiaro passa a un rosso acceso, poi si iniziano a vedere delle righe leggermente più scure. Tutti osservano con una certa eccitazione, alla fine il giudice accarezza le chiappe colpite e chiede alla signora:
E come si sente adesso dopo aver espiato la sua pena?
La donna risponde: Sento il bruciore sul sedere signor giudice ma mi sento anche liberata e leggermente accesa 
Giudice: E cosa significa accesa? 
Moglie: E’......bho.......non so...volevo dire rilassata! -
Gli uomini guardano con sempre più interesse e il clima nella stanza si sta riscaldando.
Il giudice passa le una mano fra le chiappe scostandole e chiede: E’ forse qui che è accesa? Ed entra con un dito dolcemente nella fessura umida.
La donna: No signor giudice mi dispiace, volevo dire liberata dalla colpa        
Il giudice: Ok, passiamo alla punizione del terzo punto che riguarda il trascuramento del marito. Si proceda.
L’accusatore e il difensore fanno accomodare la donna in ginocchio di fronte alla sedia del giudice che si sfila i pantaloni. Appare molto eccitato e, infatti appena si toglie gli slip gli altri uomini notano un’imponente erezione del suo pene.
Giudice: Signora inizi ad espiare la sua colpa
Così la donna comincia a leccare e ciucciare il pene di suo marito, su e giù, su e giù, il giudice si arrapa sempre di più iniziando a sudare, le prende la testa fra le mani e la spinge verso il suo pene come se volesse farglielo ingoiare, la donna passa velocemente la sua mano sul pene e con la lingua fa lunghe leccate per tutta la sua lunghezza, anche lei è ormai eccitata. Lo si capisce da come si muove e dai gemiti che emette, gli altri intanto assistono alla scena senza aprire bocca per l’eccitamento.
Giudice: Sìììì..... più forte, più piano, così, sì continua così............ ohhh! E viene nella bocca della donna. Segue un momento di silenzio, poi esce dall’aula mentre la donna viene riaccompagnata alla sua sedia.
Il giudice rientra e si siede, ha un’espressione sorridente.
Il difensore prende la parola: Signor giudice e signor accusatore, come avete potuto constatare la mia cliente sa adempiere ai suoi doveri coniugali. Come avevo affermato prima, in questo periodo la signora sta ristrutturando la sua attività ed è per questo che ha poco tempo per dedicarsi al marito, ma avete visto come l’ha lavorato bene!
L’accusatore, guardando la donna con l’acquolina in bocca risponde: Ha ragione signor difensore, effettivamente ho notato una certa l’abilità della signora..... (sospira come se avesse voluto essere lui al posto del giudice) ma questo non toglie che ha tradito suo marito. Quindi chiedo al signor giudice di procedere con il quarto punto.
Giudice: Bene, continuiamo con il prossimo punto dell’accusa                            

SECONDO ATTO
Tutti sono di nuovo seduti sulle loro sedie
Giudice: Iniziamo con la parte controversa di questo processo che riguarda il punto del tradimento. Accusatore su che cosa è fondata la sua accusa? 
Accusatore: La mattina del 24 maggio, il marito aveva casualmente telefonato all’istituto di formazione che organizzava il corso di aggiornamento al quale partecipava sua moglie, per udire  dalla segretaria che il seminario era già terminato il giorno prima. Il marito in un primo momento preoccupato, pensando che le fosse successo qualcosa, ha chiamato l’albergo presso il quale lei stava alloggiando durante il corso per chiedere se la moglie era già partita. Alla reception gli hanno risposto che tutti gli altri partecipanti a quel corso erano partiti tranne lei. Aveva prolungato di un giorno e aveva cambiato la camera singola in camera doppia. Allora chiese di  passargli sua moglie per sentirsi rispondere che lei aveva tassativamente vietato alla reception di passarle qualsiasi telefonata. Allora per lui è stato tutto chiaro si fece passare un cameriere e lo incaricò di spiare sua moglie pagandogli una buona mancia. Detto cameriere oggi è stato chiamato per testimoniare.
Il giudice si rivolge all’imputata: Ha qualcosa da aggiungere? 
La signora visibilmente arrossita da questa rivelazione risponde: Eehh sa, non volevo....cioè....mi dispiace.....la macchina si era guastata....il meccanico più vicino mi ha detto che per ripararla ci voleva un giorno, così ho prolungato di un giorno la mia permanenza in albergo.
Il giudice: E come mai ha cambiato la camera singola in camera doppia?
La donna: E’ non mi ricordo..... beh,.........Ah, sì, le camere singole erano tutte occupate, allora ho dovuto prendere una doppia pagando addirittura un supplemento.
Le sue mani tremano leggermente e la voce è cambiata.
Giudice: Si chiami il testimone
Entra un giovanotto e il giudice si rivolge al lui: Signore, lei sa che in veste di testimone deve dire la verità e nient’altro che la verità? Allora giuri!
Testimone: Lo giuro
Giudice: Lei è cameriere all’albergo Miramare. Ha avuto l’incarico di un marito geloso di spiare nella camera numero 42?
Testimone: Sì, signor giudice
Giudice: E cos’ha visto?
Testimone: Ho provato ad aprire la porta silenziosamente ma era chiusa, allora sono andato nella camera accanto e dal balcone sono riuscito a spiare un uomo e una donna che facevano l’amore. Le tende erano leggermente aperte, allora potevo vedere quanto succedeva. Ho fatto anche delle foto ma a causa del riflesso del sole non sono di buona qualità.
Giudice: Vediamo queste foto
Testimone (tirandole fuori dalla tasca): Eccole
Tutti e tre studiano con grande interesse le fotografie. Sulle foto si vede una coppia in diverse posizioni però mancano i visi perché guardavano dall’altra parte.
Difensore: In effetti la qualità di queste foto lascia a desiderare, non si può capire se la donna di queste foto è effettivamente la signora, non credo siano sufficienti come prove.
Giudice: Signor testimone lei ha visto qualcosa in più oltre a queste foto che ci possa aiutare a identificare la signora? Riconosce questa signora come la stessa che ha visto nella camera?
Testimone: Sì, ho visto diversi dettagli, ma non ho visto il viso perché era sempre rivolta dall’altra parte. Dovevo fermarmi solo per poco, non potevo interrompere il lavoro
Giudice: Lei si è eccitato durante queste osservazioni?
Testimone: Effettivamente sì, ma non sono arrivato al dunque
L’accusatore si rivolge alla donna: Vede con le sue avventure non fa soltanto soffrire il marito ma eccita pure altre persone innocenti!
La donna arrossisce di nuovo, lasciandosi però sfuggire un leggero sorriso come se le fosse piaciuto farsi guardare da una terza persona, di nascosto.
Testimone: Sì, anche se non ho visto il suo viso, ho osservato molto bene la signora e mi ricordo benissimo la forma del suo sedere e delle cosce che avevano una leggera cellulite e, ancora oggi, se chiudo gli occhi vedo la forma dei suoi seni che erano abbondanti, non più sodi ma pendenti, oscillavano sotto i colpi dell’uomo quando lei a pecorina si è lasciata sbattere da dietro. Però signor giudice c’è un problema: allora la donna era nuda e adesso è vestita, perciò non posso fare paragoni che vi diano certezza.
Accusatore: Chiedo alla corte il permesso di spogliare la signora.
Giudice: Infatti, per conoscere la verità questo è necessario. Acconsento. Signori spogliate la donna. 

TERZO ATTO
Il difensore e l’accusatore aiutano la donna a togliersi i vestiti. Tutti e due si danno da fare, con maniere gentili aiutano la signora a togliersi la maglietta, la gonna, le calze. La loro premura va oltre la loro funzione e iniziano ad accarezzarle le gambe, poi passano alla schiena, sfiorano il suo ventre guardandola con occhi desiderosi. La donna rimane in reggiseno e slip.
Giudice: Proseguite, proseguite, i particolari che il testimone aveva osservato sono ancora nascosti.
I due uomini le tolgono il reggiseno massaggiandole le poppe e l’aiutano a sfilarsi gli slip. La donna arrossisce di nuovo, ma i suoi movimenti rimangono delicati. Dà l’impressione che non patisca troppo questa esibizione davanti a quattro signori.
Giudice al testimone: Riconosce ora le sembianze tra questa signora e quella che ha visto nell’albergo? Guardi bene! E si prenda il tempo che serve, perché è importante per l’indagine.
Testimone: Effettivamente la leggera cellulite sulle cosce è simile a quella che ho visto attraverso la finestra. Anche la forma del sedere mi sembra la stessa, ma per quanto riguarda i seni non sono sicuro, perché allora era alla pecorina, mentre ora sta seduta. Potrebbe cambiare la posizione? 
Giudice: Signora, si metta a quattro zampe!
La signora si abbassa. Gli uomini sospirano.
Testimone: Effettivamente la forma dei seni è simile a quelli che ho intravisto, però i capezzoli allora erano inturgiditi.
Giudice rivolto a tutti: Chi vuole dare una mano per fare indurire i capezzoli alla donna?
Tutti si dichiarano disponibili.
Giudice: Accusatore prenda un capezzolo, difensore prenda l’altro.
I due iniziano a massaggiare le tette della donna, le palpano, le accarezzano, la toccano anche altrove, finché i capezzoli si induriscono visibilmente.
La donna sospira: Ahhhh.............
Testimone: Effettivamente, ora mi sembra che abbiano la stessa forma.
Difensore: Le dichiarazioni del testimone non bastano. La somiglianza non è sufficiente come prova. Sono tutti indizi, ma non bastano. In questo caso ci vogliono prove certe.
Giudice al testimone: Cos’altro ha osservato che potrebbe esserci utile?
Testimone: Mi ricordo bene il ritmo con il quale oscillavano le sue tette quando venne sbattuta da dietro e mi ricordo bene anche i suoi gemiti.
Giudice: Allora qualcuno si dovrà sacrificare per prenderla da dietro e farla gemere.
Accusatore: Sì signor giudice pur di arrivare alla verità sono disposto a tutto.
Si spoglia e si mette dietro la signora, inizia a palparla sul sedere sulle cosce, tra le cosce, sulla pancia, poi infila un preservativo sulla sua erezione e la prende da dietro. Dopo alcuni colpi leggeri aumenta il ritmo e le tette della signora iniziano ad oscillare.
Giudice al testimone: E’ lo stesso ritmo di oscillazione dei seni della signora intravista dalla finestra o è diverso?
Testimone: In effetti è identico, anche i gemiti sono gli stessi, ma non sono ancora completamente sicuro. Vede signor giudice, non ho visto solo questa scena. Ora le racconto: quando era l’ora di pranzo sono dovuto tornare al mio lavoro per servire i pasti. Pensavo che anche gli ospiti della camera 42 scendessero a mangiare, ma non sono arrivati. Così dopo aver sparecchiato i tavoli sono tornato di nuovo sul balcone della camera vuota accanto per guardare cosa stavano facendo. Affacciatomi ho visto la donna distesa a gambe aperte sul letto e il giovanotto la stava leccando proprio lì, le ho visto la passerina e potrei riconoscerla fra mille!!! Era rosa, con le labbra interne molto piccole, ed era molto vogliosa!
Con queste parole il testimone si deve sistemare gli slip per non far vedere l’erezione. 
Giudice: Questa potrebbe essere la prova inconfutabile per arrivare alla soluzione del caso.  Difensore, ora tocca a lei leccare la donna.
Il difensore non esita un attimo, accompagna la donna al tavolo del giudice, la fa distendere, le alza le gambe e comincia a toccarla: prima le cosce, poi fa scivolare la mano dolcemente sul ventre, si ferma sull’inguine e infine arriva lì.
La donna ormai eccitata inizia a contorcersi dal piacere.
Poi inizia a leccarla, molto delicatamente passa con la lingua in tutti gli angoli della vulva, soffermandosi sulle labbra e poi sul clitoride.
Gli altri uomini, compreso il testimone, osservano avidamente questa scena
Giudice: Testimone può riconosce se si tratta della stessa fica?
Testimone: Ohh sì, signor giudice. E proprio lei, lo stesso colore, la stessa forma, gli stessi gemiti e movimenti eccitanti. Confermo che si tratta della stessa donna.
E mentre il testimone fa questa fatidica dichiarazione, la donna ha un orgasmo che fa tremare tutti i presenti nella sala.
Giudice: Bene, molto bene, vedo che la signora si è anche divertita .....(sorride). Abbiamo le prove sufficienti per concludere il processo. 
Il difensore, visto l’esito della sua opera linguistica, si siede.
Giudice: L’ultima parola spetta all’imputata.
La donna, sempre più rossa e visibilmente appagata dalla lingua del suo difensore dice:
In effetti è vero, l’ho tradito ma non avevo il coraggio di dirlo.
Giudice: Grazie
Si ritira e sotto i suoi pantaloni si vede di nuovo una protuberanza. 
Ritorna, batte il suo martello e pronuncia la sentenza
Giudice: La signora è stata trovata colpevole di aver tradito il marito il giorno 24 maggio nell’albergo Miramare nella stanza numero 42 con un giovanotto e di aver provato un alto grado  di piacere come si lascia dedurre dal ritmo dell’oscillazione delle tette, dai gemiti e dall’orgasmo che abbiamo appena sentito. La corte la dichiara colpevole di tradimento e in base all’articolo 18 comma 2 del codice coniugale la condanna a essere punita mentre dovrà ripetere lo stesso atto libidinoso nella sala di questo tribunale. In particolar modo la punizione terrà conto del grado di coinvolgimento, della durata, delle parti del corpo che godono maggiormente, della sua reazione alla stimolazione contemporanea da parte di quattro uomini, del numero di orgasmi, e di altri fattori. Esamineremo le caratteristiche dettagliate del suo godimento dopo una pausa di 15 minuti nella prossima seduta.

QUARTO ATTO
Caro lettore / cara lettrice, confidando nella tua immaginazione e nelle esperienze concrete che avrai fatto prima o durante la lettura di questo libro, ti lasciamo proseguire a ruota libera per crearti, nella fantasia o nella realtà insieme al tuo partner, il finale di questo dramma.

citato da Elmar e Michaela Zadra, Trasgredire con Amore, Edizioni Mediterranee libro_trasgredire-con-amore